Il progetto Beyond business apre le porte a un nostro fornitore, per dar voce a una collaborazione di successo: quella con Mevas. Lo facciamo attraverso un dialogo con il co-fondatore Nico Cinquini, il quale ha contribuito alla creazione di un componente fondamentale del goffratore a umido AirMill.
Nico, presentaci la tua azienda
Insieme al mio socio Luca Bellandi, nel 2018 ho fondato Mevas, con la quale ci occupiamo di impianti per il settore della produzione della carta.
In Mevas siamo in gran parte tecnici: per questo ci raccontiamo soprattutto da quel punto di vista, mettendo in evidenza competenze, solidità e risultati misurabili. Quando garantiamo le performance dei nostri impianti, ci piace farlo con dati alla mano e obiettivi chiari. Allo stesso tempo, vogliamo anche trasmettere freschezza: siamo un’azienda giovane e abbiamo sempre cercato di valorizzare questo aspetto.
Da quale intuizione siete partiti?
All’inizio l’obiettivo era lavorare sul dettaglio e sull’evoluzione di tecnologie già presenti, in particolare degli impianti per l’asciugamento della carta, aumentandone le potenzialità. Per esempio, abbiamo sviluppato e brevettato soluzioni innovative sui bruciatori, componenti chiaramente esistenti da tempo.
Questo approccio ci ha permesso di puntare a performance superiori rispetto ai benchmark di mercato e di aprire nuove possibilità, come l’utilizzo di più tipologie di combustibile: un’evoluzione significativa e piuttosto innovativa per un’azienda come la nostra.
Com’è nata la collaborazione con Gambini?
Il team Gambini ci conosceva già, sia come realtà, che personalmente, grazie all’esperienza maturata in precedenza nel mondo della produzione e dell’asciugamento. Quando è emersa l’ esigenza di sviluppare una soluzione legata al processo di trasformazione, che coinvolgesse olio riscaldato o alternative compatibili con l’AirMill, abbiamo iniziato quella collaborazione che ha poi visto nascere l’ECU Mevas nella forma che conosciamo oggi.
È stato, a tutti gli effetti, un lavoro su misura per l’AirMill: in Mevas non esisteva un prodotto con quelle caratteristiche e con quel livello di integrazione. Lo abbiamo letteralmente “cucito” addosso alla vostra macchina!
Come funziona, nel dettaglio, il vostro prodotto?
In gergo la definiamo una “centralina di controllo”, poiché gestisce tutte le fasi di riscaldamento dell’AirMill. Il nostro compito è scaldare l’olio diatermico, che viene poi inviato al rullo goffratore, quello che conferisce alla carta le proprietà che conoscete bene. La centralina si occupa, appunto, di controllare in modo preciso le fasi di riscaldamento e di raffreddamento del rullo, garantendone il funzionamento in totale sicurezza.
Cosa ha rappresentato per voi la collaborazione con Gambini?
Per noi Gambini ha rappresentato l’ingresso concreto nel mondo del converting. La collaborazione è nata in modo naturale, perché il processo di riscaldamento di un fluido vettore (l’olio) è un know-how tipico della nostra produzione, ma non è certo comune nel converting. L’esigenza specifica dell’AirMill ha incontrato la nostra esperienza: da lì è nato un progetto su misura.
L’ECU è stato per noi il primo vero prodotto per il converting, dotato di una storia e di un’identità proprie: oltre agli impianti di aspirazione polveri, è il primo prodotto strutturato che ci ha permesso di essere presenti nella trasformazione, con e grazie a Gambini.
Che percezione hai della differenza tra converting e cartiera?
Devo ammettere che a volte sembrano proprio due mondi diversi. Noi abbiamo la fortuna di lavorare in più ambiti legati alla carta: dalla produzione tissue al converting, passando per il cartone e gli ondulatori.
È interessante come l’AirMill cerchi di attenuare il confine tra queste due fasi, portando un processo (paper-making) dentro l’altro (converting). Storicamente la trasformazione è fatta soprattutto di automazione, controllo e meccanica di precisione, con pochissimo focus sul processo in senso termico/energetico. Con l’AirMill, invece, si cambia paradigma: si introduce una componente di processo all’interno della trasformazione, con effetti concreti sui risultati del prodotto finito.
Com’è cresciuta Mevas dal 2018 a ora?
Siamo partiti in tre – io, il mio socio e l’attuale Direttore Tecnico, Luca Conti -, facendo automazione, ingegneria e consulenza. La crescita è avvenuta quando abbiamo scelto di prendere alcune tecnologie fondamentali per carta e asciugamento e spingerle al massimo sulle performance: da lì sono nati i primi impianti proprietari e i brevetti, con prodotti innovativi e risultati concreti e misurabili. Questa “misurabilità” è diventata un elemento distintivo: chi ci sceglie sa che, oltre alla qualità, compra performance verificabili e spesso un impatto immediato sui costi specifici.
Nonostante il periodo Covid, siamo cresciuti rapidamente. A fare la differenza sono stati due fattori: l’esperienza pregressa nel settore (e quindi relazioni e credibilità già solide) e la passione del team, che è diventata un vero motore quotidiano. Oggi la nostra sede è a Porcari, in una location più adeguata e spaziosa rispetto a dove avevamo cominciato.
Avete anche un reparto marketing?
Da quest’anno abbiamo un reparto comunicazione interno, con Giulia D’Annibale, perché per noi la comunicazione è sempre stata importante. Tanto che, fin dall’inizio abbiamo investito nello studio del nostro brand, con l’aiuto di un’azienda esterna. È stata una scelta atipica per una realtà così piccola, ma avevamo già le idee chiare e volevamo costruire da subito un’identità solida.
Con Gambini condividete un altro importante valore: il tailor-made
Il “fare le cose su misura” è una delle caratteristiche che Mevas porta sul mercato, poiché siamo in grado di sviluppare soluzioni precise per il cliente in tempi molto rapidi, un altro valore competitivo importante, soprattutto in un mondo che si muove così velocemente. Nella partnership con Gambini abbiamo ritrovato dinamiche che sentiamo nostre. La “fame” di innovare e di portare sul mercato qualcosa di nuovo è un bisogno quotidiano che sentiamo anche in Mevas. In più c’è il lato umano: confrontandoci con le persone, abbiamo avuto spesso la sensazione di parlare la stessa lingua, anche al livello emotivo. Questo ha reso più fluidi e naturali i rapporti di lavoro di tutti i giorni, in ogni reparto.
Come vedi il futuro, insieme a noi e vostro?
Per entrambe le aziende, il futuro sta nel continuare ad avere quella fame. Abbiamo sviluppato questo prodotto insieme ed è stato un traguardo importante, ma non ci si può mai fermare: servono nuovi prodotti e la volontà di non accontentarsi dei risultati raggiunti. E su questo Gambini, ne siamo certi, non ha alcuna intenzione di rallentare!
Per Mevas gli obiettivi cambiano continuamente, perché crescendo si aprono scenari nuovi: ciò che era centrale un anno fa, magari non lo è più oggi. Ma abbiamo il vantaggio di avere tutto in casa, dall’officina alle competenze tecniche, fino alla capacità di personalizzare: questo ci permette di poter continuare a offrire molto, sempre di più.